Collettivo FX

Collettivo FX è un artista attivo da numerosi anni con progetti volti al coinvolgimento sociale, alla valorizzazione della memoria collettiva e alla denuncia di problematiche della nostra società, tra i primi a portare la street-art alle Reggiane.

La sua storia ha un legame profondo con questo spazio: “In quattro anni siamo entrati circa trecento volte. Grazie alle Reggiane siamo cresciuti tecnicamente, sperimentando asta e rullo, l’incastro con la parete, il buona la prima, le pittata per terra e appesi con le corde. Ma sopratutto abbiamo provato a portare avanti una mentalità di collaborazione, invitando a dipingere persone e organizzando jam, e una coscienza storica che questo luogo inevitabilmente ti trasmette.” (da www.collettivofx.org)

L’arte del Collettivo Fx si nutre di narrazione e relazione, con il contesto sociale e culturale in cui è cresciuto, come racconta in queste risposte tratte da un’intervista di Maria Caro (da www.ziguline.com)

“L’altro giorno c’erano due anziani in piazza al paesello che discutevano di politica: uno ex-comunista e l’altro ex-democristiano (anche se ora sono dello stesso partito continuano a discutere). Mentre discutevano sono entrati nel bar e ordinato qualcosa: “peg me” (pago io) fa uno, “no no te tè mat, peg me” (te sei matto, pago io) replica l’altro, “romper mia i maron sa” (non rompere i maroni, su) continua l’altro, fino a che la discussione si sposta dai massimi sistemi politici a chi doveva offrire da bere.

Veniamo da qui, dalla provincia, dove si perde tempo in discussioni inutili e si mette passione nel fare le cose… inutili.

Nella mentalità metalmeccanica – da dove proveniamo – c’è la mania di smontare le cose. Così abbiamo fatto lo stesso con la street art: ne sono venuti fuori tre pezzi principali: l’ideazione, la realizzazione e l’azione. Questi tre pezzi lì gestiamo in modo collettivo: in molte situazioni ragioniamo sull’ideazione dell’intervento chiacchierando con chi vive nel posto, altre volte realizziamo il pezzo a più mani con altre persone, e infine l’azione può essere fatta o affidata a più persone. Ci fidiamo perché è più faticoso non fidarsi!

È successo che qui l’America con la sua smania di successo non c’è mica arrivata tanto bene. È arrivato invece uno da Aprilia che ha preparato una pasta con le melanzane e messo intorno ad un tavolo molti disadattati che dipingevano per strada. Pochi giorni dopo eravamo tutti a riempire un paio di pareti alle Officine Reggiane. Da lì il gruppo di disadattati si è allargato alle città vicine, alle nuove leve, fino ad oggi dove dipinge gente un po’ da tutt’Italia. Sì siamo legati al territorio, ma sarebbe strano il contrario: se si esce di casa e si sta un po’ attenti si incontrano un bel po’ di storie interessanti. Ma questo non solo per la profonda Emilia ma anche per buona parte d’Italia, strapiena di storie sotto casa; come si fanno a non sfruttare?

Scordavamo: Il tizio di Aprilia si chiama Gas, e ora fa lo chef a Shanghai.

Quando si va in un posto abbandonato si ha sempre a che fare con il passato. Se quel passato è occupazione di fabbrica più lunga d’Italia, gente che manometteva aerei fabbricati per i nazisti, Domenica Secchi uccisa all’ottavo mese di gravidanza mentre correva a festeggiare la fine della guerra, un secolo di cultura del lavoro e fatica, e molte altre cose enormi… ti trovi tutto questo lì davanti …ti senti subito in forte soggezione e poi hai una sensazione di dovere misto ad orgoglio. Tutto questo in qualche modo ha influenzato molte delle persone che lì hanno dipinto portando una motivazione che va oltre il dipingere.

Tornando ai graffiti, gli apripista sono stati Rhiot, Gas, PsikoPatik, Caker e noi. Oltre a questi un ruolo fondamentale l’hanno avuto Hang, Bibbitó, Reve+, Lante e Astro Naut. Elencare tutti quelli che son venuti è impossibile (almeno un centinaio); solo di recente abbiamo fatto un paio di jam con una trentina di persone.

Reve Più su tutti. Una persona che ha un’attività in proprio, lavora dieci ore al giorno e una famiglia da mantenere. Si presenta alle Reggiane la domenica, “ho due ore di tempo e mezzo litro di nero”. Tira fuori asta e rullo e ci spara otto metri di buona la prima parlando di donne e dando dritte ai giovani. Dopo due ore fa su bagagli e aste, scavalca e torna dalla sua bimba.

Pittare in giro, beccare gente valida, continuare a lavorare nelle periferie e brontolare sui social.”

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