Riky Boy

Riky Boy ha iniziato con il lettering per poi passare al figurativo nel contesto artistico urbano di Milano. I suoi soggetti preferiti sono piume, volatili, chiavi e zampe, segno riconoscibile alle ex Officine Reggiane.

L’artista ha iniziato la transizione al figurativo su ispirazione di Zak, che ormai lo considera un suo figlio adottivo. “Dopo un annetto che scrivevo, mi ha detto di provare a fare qualcosa di più significativo. Disegna corpi, mi ha detto un giorno”. Così Riky Boy ha iniziato con volti e figure femminili.

“Troppo giovane, a modo suo arbitra le partite tra muro e vernice. Ha frequentato il liceo artistico a Desio, ora lavoricchia per viaggiare. Vive e suona a Cusano Milanino in provincia di Milano, legge e sperimenta presso lo studio Lavatrici Bollatesi di Bollate. I suoi lavori sono introspettivi, niente di sociale a scopo di denuncia. Rappresenta anche ciò che ha vissuto qualcun altro giocando coi colori, il tutto in una chiave dura e secca come un vecchio ramo. Ama la natura ed è alla ricerca della sorgente di vernice nera.” (da www.urbanlives.it)

“Recentemente ha sentito il bisogno di cambiare le sue fonti d’ispirazione. Dalle piume, volatili, chiavi e zampe, da qualche tempo, infatti, ha iniziato a disegnare volti senza identità o corpi delle donne: grandi volti bianchi su sfondo nero che attirano l’attenzione dei passanti.

Una delle sue ultime fissazione è la natura sotto forma di simbolo quasi ad incarnare qualcosa di sacro. Uno dei suoi lavori, per esempio, mostra un grande albero nero su sfondo azzurro, nei cui rami si incastrano volatili e chiavi, creando un grande graffito molto suggestivo.” (da www.supereva.it)

Parlando di un luogo mitico per la street art milanese, il Castello di Zakula, Ricky Boy dice di essere “figlio adottivo del grande conte Zakula, colui che mi ha spinto a cambiare i soggetti e tecniche della mia arte. Prima ero il classico vandalo che sporca i muri con scritte insignificanti e da tali no mi portavano alcuna soddisfazione. Adesso quello che faccio ha un senso, rappresento con bombolette e rulli le mie esperienze e le mie paure, desideri, amore e conflitto. Il mio avvicinarmi all’espressionismo contemporaneo è stato possibile grazie all’incontro con i Canemorto, miei maestri e grandi consiglieri, da i quali ho appreso filosofia artistica e violenza nell’utilizzo delle aste. Dal vivo i suoi lavori sono davvero di grande impatto. Non vedo l’ora di tornare al castello per conoscere dal vivo lui e gli altri talentuosi figli adottivi di Zak.” (da www.urbanlives.it)

Alle ex Officine Reggiane ha partecipato alla jam sessione del 1 maggio 2016, da lui stesso definita “indimenticabile“.

Tumblr ||| Instagram

Opere di questo artista: