Rhiot è un writer che fa parte del primo gruppo che nel 2012 scavalcò la rete di recinzione e penetrò nei capannoni abbandonati delle ex Officine Reggiane.
Si contraddistingue per il tag Rhiot e per opere di lettering di pregevole esecuzione. Viene documentato come l’esecutore del primo graffito della storia delle ex Officine Reggiane: in una recente conferenza al Palazzo dei Musei di Modena, è stato raccontato di quando, fuggendo dalla polizia ferroviario, oltrepassò le mura perimetrali dello stabilimento industriale, marcando una parete con il tag Rhiot realizzato in un brevissimo istante.
Rhiot unisce alla rapidità di esecuzione un’acuta rflessione sull’azione militante della street art.
“Stasera stavo finendo di scrivere questo intreccio di storie e ripensavo alle diverse trasformazioni che stanno attraversando il nostro territorio. Mi chiedevo quanto, dei collegamenti che mi è capitato di fare, sia il frutto di orientamenti di valore che precedono la lettura della realtà.
Mi chiedevo se sia plausibile raccontare una storia in questo modo e se altri trovino sensata questa narrazione dei fatti. Mi facevo domande che forse non presupponevano risposte. Ad un certo punto è tornato a casa il mio coinquilino, un writer odiato dai più.
Mi ha chiesto cosa stavo facendo, allora ho colto l’occasione per testare i miei dubbi e gli ho raccontato un po’ di quello che ho scritto qui. Ha ascoltato tutto in piedi vicino alla tavola con gli occhi socchiusi.
Quando ho finito mi ha guardato e mi ha detto: “Fanculo a tutti”. Ci ho riflettuto e gli ho risposto: “Sì, però ogni tanto occorre scrivere qualche pagina di parole per spiegarlo perché sennò alcuni non capiscono”. “Meglio così” ha concluso senza pensarci un attimo.” (da www.globalproject.info)